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NUOVO PONTE CICLO-PEDONALE NELLA SEDE DEL PONTE LEOPOLDO II

IL PROGETTO CONSIDERAZIONI PRELIMINARI
Ci è sembrato necessario, per fornire la migliore proposta progettuale che il Concorso sollecita, ricostruire, sulla già vasta e disponibile letteratura tecnica e sui documenti d'archivio (molti dei quali ancora inediti), la bella avventura della costruzione dei primi ponti sospesi in Toscana e del loro pionieristico protagonista assoluto. Il bando richiede infatti, nell'evidente "impossibilità di ripristinare", ora per allora, "un'opera quasi completamente scomparsa" (il ponte a funi di Alessandro Manetti), di elaborare un progetto preliminare per un ponte ciclo-pedonale "che lo interpreti" degnamente propo- nendo "una soluzione innovativa" di grande qualità sul piano architettonico e ingegneristico almeno "come quella di Manetti del 1833".
Con la premessa delle note storiche che precedono, la ricognizione sul luogo è stata essenziale per elaborare qualsiasi idea di possibile recupero. Nell' approccio reale, la solennità e l' imponenza dei manufatti supera ogni aspettativa: in un contesto ambientale molto suggestivo e praticamente intatto rispetto al passato, i due portali di accesso al vecchio ponte, si contrappongono fra loro, al centro di due basamenti protesi verso l' alveo a partire dalle rispettive arginature. I due portali hanno luce interna di 3,20 mt. ed arcata a tutto sesto con altezza in chiave di oltre 6,00 mt. Le condizioni dei manufatti appaiono complessivamente buone, tali da consentire solo opere di restauro conservativo.
ORIENTAMENTI E CRITERI DI PROGETTO
Il nuovo ponte non potrà utilizzare strutturalmente le spalle od i piloni in pietra esistenti, ma li dovrà comunque coinvolgere in un unico disegno progettuale. L' idea di ripetere lo schema del ponte sospeso potrebbe apparire fin troppo ovvia, ma come contrapporre nuove antenne alle vecchie colonne in pietra? D'altra parte considerando una luce netta fra i bordi dei due basamenti pari a circa 30,00 mt e l' esigenza di trovare i nuovi appoggi in posizione certamente più arretrata, si raggiungono almeno i 35,00/36,00 mt. Con una soluzione a trave rettilinea, gli spessori del ponte diventerebbero rilevanti, con pessimi risultati d'inserimento contestuale. Da qui l'alternativa di una struttura ad arco molto ribassato, che consenta spessori sottili e che presenti una forma elegante e sobria. Considerando i modesti sovraccarichi d'uso, si poteva pensare anche una minimizzazione dei pesi strutturali e perciò indirizzare la scelta sull'utilizzo dell'acciaio. Per ottimizzare fra loro i requisiti di peso, eleganza di forme e portanza statica, si è optato per un impalcato con sezione a cassone, variabile in continuo nella lunghezza del ponte. Per raccordare al meglio la curva dell' arco, si è deciso di ancorarsi al suolo in posizione molto retrostante rispetto ai bordi delle spalle in muratura. Occorreva superare anche la posizione dei vecchi blocchi di ancoraggio ai cavi (pigne) e perciò, di fatto si arretra per circa 12,00 mt. su ciascuna sponda. In questo modo il nostro impalcato raggiunge una lunghezza complessiva diben 54,00 mt. Disegnando una curva continua di questa lunghezza, ben raccordata con l' oriz- zontale alle estremità, si è cercato per il nuovo ponte, il minimo impatto visivo sull' ambiente circostante ed una sobrietà di forme tale da non distogliere l' attenzione dell' osservatore dall' imponenza dei manufatti esistenti. Il calpestio dell' impalcato attraverserà i portali ad un' altezza di 1,30 mt. e raggiungerà al centro del fiume un' altezza di 2,50 mt rispetto all' imposta dei vecchi basamenti. Sui prospetti generali si potrà notare come tale dislivello appaia ben diluito lungo i 54,00 mt del ponte e non comporti pendenze mediamente superiori all' 8%. Il sollevamento dell' impalcato, oltre a non costituire ostacolo per la sezione idraulica dell' alveo, consente di mantenere la vista delle arginature passeggiando lungo le sponde del fiume. Si considera molto importante visivamente, anche il fatto di attraversare le arcate "volando" distaccati dal suolo. In questo modo il vecchio ed il nuovo si intersecano fra loro, ma senza interferenze.
Dal momento che l' accesso al ponte avviene attraverso i due portali, la loro luce (3,20 mt), costituisce il limite per l' ampiezza del nuovo impalcato. Anche considerando l' utilizzo pedonale e ciclabile, la larghezza a disposizione appare un po' esigua. Per questo si è prevista una larghezza variabile che prevede due "colli di clessidra" in corrispondenza dei portali ed un' ampiezza massima di oltre 4,00 mt alla mezzeria del ponte. La difficoltà d' incrocio sarà maggiore solo in due punti, anziché sull' intera lunghezza di 54,00mt.
Con quanto scritto, si ritiene di aver brevemente ripercorso l' iter progettuale compiuto per fasi successive, fino a giungere alla soluzione definitiva. Si spera che le riflessioni effettuate, appaiano convincenti e condivisibili, ed in ogni caso dovrebbero fornire una giustificazione alle scelte operate. Giova ripetere quello che è stato per noi il criterio ispiratore della progettazione: massima sobrietà e leggerezza del manufatto, eleganza minimale nella forma. Pur trattando l' impalcato del ponte come una forma pura, (si potrebbero trovare alcune reminiscenze con la scultura di Mauro Staccioli), ogni fase della sua modellazione è avvenuta dietro profonde considerazioni e riflessioni di ordine statico. Ciò consente di ottenere gli ottimi risultati strutturali più avanti descritti. Oltre all' idea centrale, che riguardava la forma dell'impalcato, sono stati previsti materiali ed opere complementari nella realizzazione del ponte. Per la carpenteria del cassone, si prevede l' utilizzo di acciaio del tipo COR-TEN che dovrebbe costituire un buon abbinamento con le preesistenze storiche. Per non appesantire la sezione longitudinale del ponte, sono stati pensati parapetti continui in cristallo stratificato (il bordo dell' impalcato, inclusa la fascia di ancoraggio del parapetto ha un' altezza di appena 22cm). Come manto d' usura per il calpestio del ponte si prevedono doghe in legno disposte in spina rispetto ai due assi di simmetria dell' impalcato. Un discorso a sé merita la soluzione elaborata per la parte illuminotecnica: sfruttando le grandi possibilità offerte dai LED, si prevede di avere due nastri continui di luce che corrono parallelamente ai due lati dell' impalcato, con tonalità di colore variabili per creare le atmosfere più suggestive.
Avendo ancora disponibili le vecchie torri di ancoraggio dei cavi, sorge spontanea l' idea di utilizzarle come supporto per sospendere i nastri luminescenti. Questi verranno fissati con dei pendini lungo i bordi dell' impalcato disegnando una catenaria dei carichi geometricamente simile all' andamento delle vecchie funi portanti il ponte. Si crea così una reminiscenza forte con il passato. Lo schema del ponte sospeso viene recuperato nel suo andamento geometrico ed anzi enfatizzato dalla presenza di luce e colore. I cavi, trasformati nella loro sostanza, non sono più elemento portante, ma fornisco- no luce e vengono fissati al ponte solo per esserne stabilizzati. Altri nastri di LED potranno essere inseriti anche sotto alle lastre di cristallo che fungono da parapetto. Disposte internamente alla sede d' incastro dei vetri, produrranno una luminescenza diffusa verso l' alto in tutta la lastra

 

DESCRIZIONE

SCHEDA TECNICA

PROGETTO
(In formato .pdf, ~ 3,5 Mb)

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Ponte_Leopoldo

Ponte_Leopoldo

Ponte_Leopoldo